martedì, luglio 04, 2006

Osservatorio RFID 2005 in Italia

Ma in Italia non è ancora un investimento strategico
I dati dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano. 74 milioni di euro spesi nel 2005. Un terzo nei trasporti
di Gianni Rusconi
03/07/2006

www.weekit.it


«Alla prova dei fatti». Il titolo scelto dalla School of Management del Politecnico di Milano per presentare i risultati 2006 dell’Osservatorio Rfid rispecchia la necessità diffusa di capire in modo esaustivo lo stato dell’arte dell’utilizzo della tecnologia e dei servizi Radio Frequency Identification da parte delle aziende italiane.
L’Rfid ha superato i problemi di crescita dimostrati fino a oggi o rimane ancora viziato da difetti di fondo che ne limitano i livelli di adozione? È arrivato a pesare in modo sensibile nelle scelte di investimento tecnologico o costituisce sempre e comunque una voce molto marginale del budget It?
La ricerca di cui sopra, che ha visto l’intervento anche di Cnipa e Indicod-Ecr, è stata estesa a oltre 300 organizzazioni fra aziende private ed enti pubblici e ha espresso sia precise indicazioni di ordine quantitativo circa l’effettivo valore del mercato Rfid che ha analizzato in modo approfondito il fenomeno nelle sue varie sfaccettature.

L’Rfid italiano è stato messo quindi sotto i raggi X e ciò che è emerso è la descrizione del reale grado di adozione nei diversi comparti e nelle differenti fasi della catena del valore, dei benefici ottenuti nelle principali applicazioni, degli ambiti più promettenti per il futuro, dei processi decisionali coinvolti e delle possibili evoluzioni tecnologiche.
Questi i principali numeri dell’Osservatorio: nel 2005 i progetti sviluppati in campo Rfid hanno generato un fatturato complessivo di 74,5 milioni di euro, di cui 5 milioni legati ai servizi post vendita.
Fra i singoli settori il ruolo più importante lo giocano quelli legati ai servizi (che coprono due terzi dell’intera domanda) e nel dettaglio la palma di segmento più prolifico va al Trasporto Pubblico, che copre oltre il 30% del mercato dei nuovi progetti, seguito da Utility e Pubblica amministrazione con il 15%; l’automotive è invece il primo comparto manifatturiero a entrare in classifica, al quarto posto.

Lo studio delle 500 applicazioni ha detto quindi che circa 200 di queste sono nate nel corso dell’ultimo anno, segnando quindi un tasso di crescita del 70%, e che 230 sono giudicabili con un buon livello di sviluppo (sia che si tratti di sperimentazioni che di progetti già esecutivi). Fra le soluzioni implementate quelle di ticketing e di supporto alle operations, con rispettivamente il 36% e il 39% del totale, sono di gran lunga le più diffuse. Risultano ancora in fase sperimentale, infine, anche se l’Osservatorio le accredita di buone prospettive, applicazioni inerenti la logistica, il trasporto merci, la tracciabilità dei prodotti lungo la filiera, l’identificazione dei pazienti negli ospedali e dei cittadini nella pubblica amministrazione.

Quelle Uhf sotto tutela
Sempre in chiave applicativa, lo studio del Politecnico ha rilevato come sia ancora predominante il ricorso a tag Rfid basati su tecnologia passiva Hf (con frequenza a 13,56 MHz), ma in proposito pesa l’anomalia normativa tutta italiana che limita le emissioni di potenza per i tag Uhf.
Questi ultimi, in ogni caso, stanno avendo i primi importanti riscontri in alcuni progetti e potrebbero avere un ulteriore impulso nei prossimi mesi, soprattutto nel settore del largo consumo, se come è lecito pensare il costo delle etichette scenderà sotto la soglia dei 10 centesimi di euro. Ciò che non è decollato, invece, è il valore medio di ogni singolo progetto, tanto che tre quarti di essi hanno prodotto investimenti inferiori ai 50 mila euro mentre sono di fatto eccezioni spese superiori al milione di euro (solo per progetti di ticketing elettronico) e non così diffusi i casi (per applicazioni di asset management e logistica di magazzino) di budget nell’ordine dei 100.000 euro.

Tale limitata portata di spesa, a detta dei vari attori dell’offerta, non impedirà all’Rfid nostrano di raddoppiare il volume d’affari a fine 2006 ma il fatto che Gdo, operatori del retail e settore farmaceutico siano ancora timidi nell’approcciare i tag a Rf ha ampliato il gap del mercato italiano nei confronti di quello internazionale, in cui invece si registrano passi avanti anche in chiave innovativa, con l’adozione di funzionalità avanzate di localizzazione e sensoristica.
I presupposti per l’affermazione dell’Rfid in Italia nel medio termine ci sono, ma occorre che venga sprigionato il potenziale di quelle applicazioni che attraverso la radiofrequenza possono diventare leve strategiche di crescita per le aziende.

> Dalla meccanica all’allevamento. Qui si fa sul serio
Degli oltre 300 casi studiati da due anni a questa parte dall’Osservatorio sull’Rfid della School of Management del Politecnico di Milano ve ne sono alcuni che possono essere portati ad esempio per il valore operativo dell’applicazione implementata.
I nomi sono quelli di imprese manifatturiere di media dimensione come Avl Italia (motopropulsori e sistemi di prova), Gruppo Saati (prodotti chimici e tessuti sintetici), Lanificio Cerreti (tessuti), Gruppo Novellini (box doccia e vasche idromassaggio), Gruppo Zucchi (biancheria per la casa), Galbani (prodotti lattiero-caseari) e Meneghetti (piani cottura e forni), ma anche di importanti società di servizio come Sea Aeroporti di Milano, Poste Italiane, l’Atm (Azienda Trasporti Milanesi) e Atac (Azienda Trasporti Autoferrotranviari del Comune di Roma).
I tag a radiofrequenza sono stati quindi adottati a vari livelli di servizio anche da numerose entità pubbliche, e fra questi la Biblioteca Comunale di Vignola, l’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano e il Dipartimento Ambiente e Territorio della Provincia di Livorno ma anche in campo alimentare le testimonianze di successo non mancano e portano le firme tra gli altri di Lombardia Carni (lavorazione e commercio carni), dell’azienda vinicola Arnaldo Caprai (tappi con chip identificativo per una particolare etichetta di vino) e di quella Agricola Sangiacomo e Franchi (monitoraggio dei bovini).

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